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Storia

PALAZZO SCHEDONI

PALAZZO SCHEDONI - Canalgrande Hotel

Il palazzo ora sede dell'Hotel Canagrande risale al 1530, quando i monaci Canonici Regolari Lateranensi si trasferirono in città, dopo che fu abbattuto il loro monastero, detto della Trinità. Provvidero quindi alla costruzione del Convento, adiacente alla chiesa chiamata S. Maria delle Asse.
Nel 1762 i Canonici Lateranensi, detti anche Rocchettini, dovettero abbandonare la loro chiesa per ordine ducale, per cui vi si trasferirono i monaci Agostiniani, costretti a loro volta a lasciare la chiesa di S. Agostino. Nel 1782 anche gli Agostiani dovettero lasciare il convento, l’orto e la chiesa, che vennero dati al Patrimonio degli Studi, che nei locali del monastero sistemò le così dette “scuole basse" fino al 1787, mentre lattiqua chiesa venne assegnata alla Confraternita dell'Annunciata.
Nel 1788, cioè l'anno successivo, il Patrimonio degli Studi, ritenne opportuno di vendere il fabbricato alla celebre cantante Caterina Bonafini, amica dell'ancor più celebre Chiara Marini, di cui è noto il lungo legame che l'uni al Duca Ercole III per anni. La Bonafini iniziò subito i lavori per trasformare il convento in palazzo, su progetto dell'Arch. Giuseppe Soli e chiese al Comune “di poter estendere di braccia 7,5 in larghezza, onde formare un nuovo fabbricato in forma di un piccolo porticato ornato di colonne di marmo, balaustri e terrazza al di sopra a norma del modello fatto dallo stesso architetto, che servirà di ingresso alla casa"
Tuttavia non è dato sapere quanto fu realmente realizzato dall'Arch. Soli per conto della Bonafini, certo è che la stessa cedette tra il 1789 e il 1790 la proprietà, non meglio identificata al Dott. Spezzani.
Dopo alcuni anni dalla morte del Dott. Filippo Spezzani, non avendo eredi in linea diretta, il palazzo venne venduto al Marchese Giuseppe fu Dott. Pietro Schedoni.
Da allora l'edificio ha assunto il nome di palazzo Schedoni ed è rimasto fino a non molti anni or sono alla famiglia Schedoni, cioè fino a quando l'ultimo proprietario cedeva il tutto ad un privato che lo trasformava, tra il 1960 e il 1970, da sontuosa dimora ad elegante e confortevole albergo.
L'attuale edificio, pur con gli inevitabili adattamenti necessari, per assolvere ai suoi nuovi compiti di signorile albergo, ha mantenuto all'esterno le sue sobrie linee architettoniche, mentre i saloni al piano rialzato appaiono ancora quelli di una sontuosa dimora patrizia, ricca di decorazioni pittoriche. La sala più importante, attigua all'entrata principale, ha delle grandi tele rettangolari e dodici ovali originali del XVII e XVIII secolo, che raffigurano: Alfonso IV Duca di Modena, Anna d'Austria Regina di Francia, Lodovico XIV Re di Francia, Filippo d'Orleans Duca di Toscana, Enrica Anna d'Inghilterra per le figure intere, Rinaldo I e Francesco I Duchi di Modena, Leopoldo I, Ludovico II Re di Germania, Vittorio Amedea II di Savoia, per gli ovali

BREVE STORIA DI MODENA

Colonia romana nel 183  a.C.  (Cicerone la definì città "floridissima"),  Modena fu teatro  della guerra tra Decimo Bruto e  Marco Antonio (43 a.C.)  che segnò l'ascesa di Ottaviano e la nascita del  II Triunvirato. Semidistrutta nel corso del IV secolo, abbandonata nei secoli V e VI a causa di guerre e alluvioni, la città risorse attorno  all'episcopio e  sotto il governo vescovile  (secoli VIII-X), potè godere di privilegi imperiali ed entrare nella sfera di influenza dei signori di anossa. Dopo la costruzione della Cattedrale, iniziata nel 1099 e le prime   avvisaglie di governo  cittadino  che  portarono  alla  Modena  comunale,  la città venne governata dagli  Estensi e nel  1598  diventò capitale e vide  sorgere il nuovo  Palazzo ducale (1634). Nel 1796 entrarono a Modena le truppe francesi e diedero inizio ad un dominio che   durò, tra alterne vicende fino al 1814. A partire da  quell'anno, i duchi austro  estensi Francesco IV e  Francesco V  governarono  lo stato fino al 1859. Decaduta la sovranità estense, la città entrò a far parte del Regno d'Italia.

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LA PROVINCIA DI MODENA

Caratterizzata dalla sua forma di allungato rettangolo obliquo verso oriente, il territorio modenese è definito a sud dal margine collinare appenninico, mentre a nord, non raggiungendo il corso del Po, si incunea nel territorio dell'Oltrepò mantovano da cui si riflette l'eredità dei Gonzaga che tutt'ora permane. A oriente immediato è il confine amministrativo del bolognese, e a occidente è quello del reggiano. Lungo la Via Emilia, il Modenese offre una ricettività diversificata rivolta sia ad un turismo di contemplazione e culturale, che a quello dedicato al divertimento, allo sport e all'itinerario, grazie ad aree contemplate esclusivamente per vivere la natura e i paesaggi come l'Appennino Modenese. Gli appassionati potranno dedicarsi agli sport di montagna lungo valli scenograficamente attraenti come quelle dell'Alto Appennino, punteggiate da borghi caratteristici.

Un territorio da visitare senza fretta per poter scoprire non solo i suoi tesori d'arte, ma anche per apprezzare la sua meritata fama nei circoli gastronomici. La buona tavola di Modena e della sua provincia è rinomata per la genuinità e la salvaguardia di antiche tradizioni che si uniscono ad una spiccata creatività e capacità rielaborativa. Possiamo ricordare il Parmiggiano Reggiano, l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Prosciutto di Modena, il Lambrusco, il Nocino, le ciliege d Vignola oltre alle molteplici ricette della cultura gastronomica come i famosi tortellini, la zuppa Inglese o la torta Barozzi. 

Modena e l'automobile rappresentano un binomio indissolubile, la città e la sua provincia, con Maranello e Fiorano, sono da sempre considerati templi della meccanica e della velocità. Qui sono nate la Ferrari, la Maserati, la De Tomaso, la Bugatti, la Lamborghini, auto da corsa e vetture di lusso che sono entrate nella leggenda portando con sé, in tutto il mondo, il nome di Modena. La passione per i motori a Modena significa anche amore per il collezionismo, ossia custodire e mettere in mostra un patrimonio prezioso che ha fatto la storia dell'automobile. Così nel raggio di pochi chilometri vi sono diversi musei dedicati all'automobile.